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Kader Attia (IT)

Kader Attia (IT)

Resistere è mantenere l'invisibilità, 2011

Kader Attia - nato nel 1970. Abita e lavora a Berlino. Attia ha passato l’infanzia in Francia ed Algeria, crescendo nel melting-pot di culture dei quartieri parigini, del Maghreb e del mondo degli ebrei sefarditi. La visione multiculturale di Attia è fortemente radicata nei suoi lavori ed è frutto delle sue esperienze: i conflitti multiculturali che vide durante gli anni passati in Congo, Venezuela ed Algeria sono un tema ricorrente nelle sue opere. La sua prima mostra individuale ha avuto luogo nella Repubblica di Congo nel 1996 e segna l’inizio del suo successo internazionale. Ha esposto alla Biennale Di Venezia nel 2003, curata da Francesco Bonami. Nel 2005 è stato invitato alla ottava Biennale di Lyon, la avuto la sua prima individuale negli Stati Uniti nel 2007, all’Institute of Contemporary Art (ICA) di Boston. Successive esposizioni individuali sono state Square Dreams al BALTIC Centre for Contemporary Art di Newcastle (2007) e Black&White: Signs of Times al Centro de Arte Contemporaneo di Quarte (Spagna, 2008). Ha trascorso anche un periodo presso l’IASPIS di Stoccolma. Nel 2009 ha partecipato alla triennale di Parigi (La Force de l’Art) e alla Biennale dell’Avana. Ha curato la mostra Periferiks al Centre d’Art de Neuchâtel in Svizzera. Ha ottenuto il premio della Biennale di Cairo (2008), premio Abraaj Capital Prize (2010) ed ha partecipato al Smithsonian Artist Research Fellowship Program. Lo stesso ha partecipato alla Biennale di Sydney, Busan Biennale in Corea e mostre al Centre Georges Pompidou di Parigi, all’Arab Museum of Modern Art di Doha (Qatar) e all’Haus der Kunst di Monaco di Baviera. Nel 2011 ha esposto alla IV Biennale di Mosca, Biennale di Dublino ed altre prestigiose manifestazioni internazionali, ad esempio alla Tate Modern di Londra, Mori Museum di Tokio e the Sharjah Art Foundation. Nel 2012 ha partecipato alla mostra collettiva, Hajj, Journey to he heart of Islam al British Museum di Londra. Diverse opere di Attia fanno parte di collezioni private e pubbliche, ad esempio della Tate Modern, ICA di Boston, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris e Collection Centre Georges Pompidou.

Resistere è mantenere l’invisibilità, 2011

La contrarietà di quest’affermazione risalta ancor di più durante la Primavera Araba, dove milioni di persone sono scese in piazza. Nonostante ciò, la vera forza diventa visibile soltanto dopo le ondate di follia delle sommosse. La vera forza sbiadisce e si fonde con l’inconsapevolezza della quotidianità: resistiamo perché dal punto di vista culturale non è un atteggiamento naturale… È fondamentale che quest’affermazione non sia immediatamente ovvia. La scrittura in bianco su bianco suggerisce che qualcosa succede, ma non si vede. A parte il riferimento a “Quadrato bianco sullo sfondo bianco” di Malczewski, questa frase si relaziona anche con il contesto politico dei paesi arabi. O meglio, si tratta di un’affermazione che impone a tutti di vivere in modo umano. Resistere nell’amore, nei negozi, ma soprattutto resistere intellettualmente. Essere visibili non significa essere assenti, al contrario, vuol dire presenza, ma è una presenza inosservata, soltanto percepita.